Tutor DSA
Costruire un metodo di studio che funzioni, e renderlo autonomo.
Le difficoltà scolastiche di un figlio possono lasciare disorientati. I compiti a casa trasformano i pomeriggi in sedute interminabili che finiscono in malumore e conflitti, lo studio richiede uno sforzo sproporzionato e resta inefficace: è come se qualcosa non funzionasse, nonostante l'impegno di tutta la famiglia.
Dopo la diagnosi, la domanda che resta
Quando arriva la diagnosi di un disturbo specifico dell'apprendimento (DSA) la prima sensazione è spesso di sollievo. Subito dopo si percepisce la richiesta di un impegno di tipo diverso, e cominciano a porsi domande nuove. La più frequente è una sola: come si aiuta una persona con DSA nello studio senza sostituirsi a lei, facendo in modo che diventi autonoma?
Rispondere significa costruire un metodo di studio personalizzato, che individui le risorse della persona, la accompagni nell'uso degli strumenti compensativi e ascolti i bisogni emotivi che emergono durante le sessioni di studio.
Che cosa fa un tutor DSA
Il ruolo dello psicologo e tutor DSA è costruire un'impalcatura (uno scaffolding) che permetta alla persona di esprimere il proprio potenziale cognitivo rispettando il benessere emotivo. Chi studia ha bisogno di imparare ad apprendere secondo le proprie caratteristiche: uno studente con un pensiero prevalentemente visuospaziale, per esempio, userà creatività e intuito per assimilare i concetti, e ha senso costruire il metodo attorno a quello invece che contro.
Il percorso parte da una diagnosi già effettuata. La certificazione DSA segue un iter specifico previsto dalla Legge 170/2010 e non rientra fra i servizi dello studio: qui si lavora sul dopo, traducendo la documentazione diagnostica e il Piano Didattico Personalizzato (PDP) in obiettivi pratici.
Come si svolgono gli incontri
Le sessioni durano tra i 45 e i 60 minuti, per evitare la saturazione cognitiva e rispettare la finestra di attenzione che la persona può sostenere. La frequenza è di una volta a settimana, non di più: serve proprio a lasciare il tempo di mettere in pratica durante la settimana quanto appreso in seduta, e di perfezionare il metodo con i riscontri che arrivano volta per volta.
Gli incontri seguono l'anno scolastico e si interrompono durante le pause, che sono necessarie al riposo tanto quanto il lavoro. All'inizio di ogni ciclo si ridefiniscono insieme gli obiettivi.
Lo studio autonomo a casa si consolida con il principio del «poco e spesso»: si parte da sessioni brevi, di dieci o quindici minuti, per uscire dalle sessioni interminabili che producono più stress che risultati.
Gli incontri si svolgono nello studio di Latina oppure online, in videochiamata.
Il primo incontro
Il primo incontro è dedicato all'ascolto. Si stabilisce se un intervento di questo tipo abbia senso e se esistano i presupposti perché sia efficace, e si cerca soprattutto di costruire un clima di fiducia e collaborazione.
A volte la persona arriva fortemente demotivata. In quel caso si valuta se prima di sviluppare un metodo di studio non sia necessario lavorare sull'autostima e sull'autoefficacia: senza quelle, il metodo non trova terreno.
Dopo il primo incontro viene studiata la documentazione diagnostica, e successivamente si contattano gli altri professionisti coinvolti, neuropsichiatra e docenti, per lavorare dentro una rete multidisciplinare invece che accanto ad essa.
Trattandosi quasi sempre di minori, la prenotazione va fatta insieme a un genitore, e al primo incontro è necessaria la presenza di entrambi i genitori, che firmano il consenso informato: le condizioni sono le stesse descritte nelle domande frequenti.
Quando ha senso rivolgersi a un tutor DSA
- Quando lo studio pomeridiano è una fonte costante di conflitto familiare.
- Quando lo studente vive ansia da prestazione, bassa autostima o la sensazione che impegnarsi non serva.
- Quando serve un metodo di studio strategico, costruito sulle funzioni esecutive: pianificare, monitorare il tempo, verificare il risultato.
- Quando si vuole imparare a usare in autonomia gli strumenti compensativi tecnologici.
Quando serve un'altra figura
Il tutoraggio non copre tutto, e in alcuni casi la figura giusta è un'altra.
- Logopedista, quando le difficoltà riguardano l'evoluzione del linguaggio o la riabilitazione della letto-scrittura, soprattutto alla scuola primaria.
- Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva (TNPEE), in presenza di una disgrafia motoria pura, in cui la grafia è illeggibile per un mancato coordinamento motorio e posturale.
- Insegnante di sostegno, che però la normativa italiana prevede solo in presenza di disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992, e non per i soli DSA: per questi la scuola garantisce l'applicazione delle misure del PDP.
Un esempio: studiare storia
Uno studente della scuola secondaria deve studiare quindici pagine di storia. Le legge, si distrae di continuo per lo sforzo che gli costa la decodifica, e alla fine non ricorda nulla: l'energia se n'è andata tutta nel leggere, e non ne è rimasta per capire.
Nel percorso quell'esperienza viene riprogettata su tre mosse.
- Ascoltare invece di decodificare. Il capitolo viene fruito in audiolibro o con la sintesi vocale. LibroAID, il servizio dell'Associazione Italiana Dislessia, mette a disposizione i libri di testo in formato digitale per chi è iscritto. L'energia cognitiva risparmiata resta disponibile per comprendere i concetti.
- Costruire la mappa. Si estraggono i concetti chiave e si struttura una mappa concettuale con un software dedicato. Un assistente digitale può servire a sbloccare la pagina vuota, ma i nessi logici li costruisce lo studente: è quello il lavoro che fa memoria.
- Richiamare invece di rileggere. Al posto della rilettura passiva si usa il richiamo attivo, con flashcard digitali o registrando la propria spiegazione per poi riascoltarsi.
Lo studio smette così di essere una maratona passiva e diventa una sessione attiva di venti minuti. Le competenze su cui si fonda questo modo di lavorare (abilitazione all'insegnamento e specializzazione come tutor BES per ADHD, DSA e disabilità visiva) sono elencate nel curriculum.
Domande frequenti
No. Gli strumenti compensativi non sono scorciatoie, ma ponti tecnologici che aggirano una difficoltà di automatizzazione. Negare la calcolatrice a un ragazzo discalculico equivale a negare gli occhiali a chi è miope, pretendendo che impari a vedere sforzandosi di più. Liberando la memoria di lavoro dal calcolo o dalla decodifica, lo studente può concentrarsi sul ragionamento e sulla comprensione.
La differenza sta nel fine. L'aiuto-compiti punta a completare l'esercizio del giorno, e questo porta spesso alla sostituzione: l'adulto detta le risposte pur di finire. Il tutor specializzato usa il compito come pretesto per insegnare un metodo di studio, e lavora per rendersi superfluo: man mano che lo studente diventa autonomo, riduce la propria presenza.
No, salvo che il DSA sia in comorbidità con un'altra condizione di disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992. Per gli studenti con soli DSA la Legge 170/2010 tutela il diritto allo studio attraverso il Piano Didattico Personalizzato, che prevede strumenti compensativi e misure dispensative da parte di tutti i docenti della classe.
Cinquanta euro a incontro, come per i colloqui, sia nello studio di Latina sia online. Il primo incontro non fa eccezione: ha lo stesso costo, e serve a capire insieme se un intervento di questo tipo ha senso.
I contenuti di questa pagina hanno carattere informativo. Il percorso di tutoraggio non sostituisce la valutazione diagnostica, che segue un iter specifico, né il lavoro didattico della scuola.
Parlarne è il primo passo
Il primo incontro serve a capire insieme se questo tipo di percorso può essere d'aiuto.