Trauma ed EMDR

Quando qualcosa resta fermo, e il presente continua a riportarci lì.

La parola trauma viene dal greco antico e significa letteralmente ferita, lacerazione. In psicologia indica una ferita dell'organismo psichico prodotta da eventi che irrompono in modo brusco e distruttivo. Freud la descriveva come un'esperienza che porta alla vita psichica un incremento di stimoli così forte che la mente non riesce a elaborarlo nei modi consueti.

Nell'approccio umanistico-esistenziale centrato sulla persona ogni individuo è considerato portatore di una spinta naturale alla propria realizzazione. Un trauma non elaborato può bloccare quella spinta, tenendo la persona legata al passato. È qui che l'integrazione con il metodo EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) trova il suo posto.

Che cosa succede quando un ricordo resta bloccato

Le ricerche sulla memoria traumatica descrivono un meccanismo di inibizione: il ricordo dell'evento resta difficile da rievocare in modo ordinato, come se venisse archiviato separatamente dal resto dell'esperienza. Quell'inibizione ha una funzione nell'immediato, aiuta a sopravvivere al momento, ma sul lungo periodo impedisce all'evento di essere elaborato.

È l'esperienza che Bessel van der Kolk ha chiamato «terrore muto»: durante un flashback può mancare la possibilità stessa di mettere in parole quello che si sta provando. Sul versante psicoanalitico, altri autori hanno descritto le situazioni traumatiche irrisolte come presenze che continuano ad agire a insaputa del soggetto, arrivando in alcune letture a trasmettersi tra le generazioni. Sono piani di lettura diversi, con gradi di evidenza diversi, ed è onesto tenerli distinti.

L'EMDR e il modello AIP

L'EMDR è un approccio psicoterapeutico interattivo e standardizzato. Il suo riconoscimento più solido riguarda il disturbo post-traumatico da stress: dal 2013 l'Organizzazione Mondiale della Sanità lo raccomanda per il trattamento del PTSD in adulti, adolescenti e bambini, sulla base degli studi clinici randomizzati raccolti in diverse meta-analisi.

La sua base teorica è il modello AIP, Adaptive Information Processing. Il modello sostiene che il cervello possieda una capacità naturale di elaborare le informazioni verso una risoluzione adattiva, e che di fronte a un evento soverchiante quella capacità si blocchi, lasciando le informazioni congelate in modo disfunzionale. L'EMDR interviene su quel blocco attraverso la stimolazione bilaterale alternata, guidata con i movimenti oculari, per rimettere in moto l'elaborazione del ricordo.

L'evento non viene dimenticato. L'obiettivo è che possa essere integrato nella propria storia personale, invece di restare una scheggia che si riattiva nel presente. È una visione che si allinea all'approccio centrato sulla persona: la terapia non impone una guarigione dall'esterno, rimuove gli ostacoli perché le risorse della persona possano tornare a lavorare.

Come si struttura il percorso

La trasparenza sull'organizzazione fa parte del rispetto per l'autonomia di chi si rivolge allo studio, quindi vale la pena dirlo in chiaro.

I colloqui durano 50 minuti e si svolgono di norma una volta a settimana: è la cadenza che dà continuità al percorso e lascia alla mente il tempo di integrare il lavoro fatto in seduta. Nelle fasi avanzate di rielaborazione con l'EMDR si possono concordare sessioni più lunghe, perché quel tipo di lavoro ha bisogno di aprirsi e richiudersi dentro lo stesso incontro. Si concordano in anticipo, mai improvvisando.

Gli incontri si tengono nello studio di Latina oppure online, in videochiamata.

Sulla durata complessiva non è possibile, né onesto, dare un numero valido per tutti. Un trauma legato a un singolo evento e un trauma relazionale che affonda nell'infanzia richiedono tempi diversi: nel secondo caso una parte consistente del lavoro serve a costruire sicurezza interiore prima ancora di avvicinarsi alla rielaborazione. Se ne parla apertamente all'inizio, e si rivede insieme strada facendo.

Il primo incontro

La prima seduta è un momento di conoscenza reciproca. Non ci sono griglie diagnostiche da compilare né etichette da assegnare: è anzitutto un incontro tra due persone, in un clima di ascolto, accoglienza e assenza di giudizio.

Si esplora insieme la richiesta di aiuto e la sofferenza così com'è nel qui e ora, si individuano gli obiettivi, e si valuta se l'EMDR possa essere uno strumento utile in questo momento della propria vita, oppure se convenga partire da altro.

Quando rivolgersi, e quando serve altro

Ha senso rivolgersi a un professionista quando le conseguenze del trauma interferiscono con il benessere quotidiano: ansia persistente, attacchi di panico, incubi, evitamento di situazioni, sensazione di distacco emotivo.

Ci sono però casi in cui servono anche altre figure, e vengono prima.

  • Accertamenti medici. Il trauma può esprimersi con sintomi somatici intensi, ed è indispensabile escludere prima cause organiche con gli accertamenti specialistici opportuni.
  • Consulenza psichiatrica. Se i sintomi compromettono la funzionalità quotidiana di base, una valutazione con un medico psichiatra può essere opportuna: un eventuale supporto farmacologico temporaneo, prescritto da lui, lavora in sinergia con la psicoterapia e non al posto suo.

Un esempio: come si lavora su una ferita d'abbandono

Prendiamo una ferita relazionale d'abbandono, che nel presente si traduce in una forte paura del rifiuto. Il lavoro si articola in quattro momenti.

  • Stabilizzazione. Si costruiscono strumenti di autoregolazione emotiva, fra cui il «posto sicuro» immaginativo, per affrontare i momenti di forte attivazione corporea. Questa fase non si salta.
  • Mappatura del ricordo. Si individua un ricordo chiave legato a quel dolore e lo si mette in relazione con la convinzione negativa su di sé che lo accompagna, con l'emozione e con il punto del corpo in cui si sente.
  • Rielaborazione. Guidando i movimenti oculari si stimola l'elaborazione del ricordo, e si osserva insieme come quel vecchio dolore comincia a collegarsi a pensieri diversi.
  • Integrazione. Quando il ricordo ha perso intensità si lavora sulla convinzione positiva che può prenderne il posto, verificando che regga anche nel corpo e non solo a parole.

La formazione su cui si fonda questo lavoro, EMDR compresa, è elencata nel curriculum.

Domande frequenti

  • No. L'EMDR non rimuove il ricordo dell'evento: lavora sulla carica emotiva che vi è associata. L'obiettivo è che quel ricordo possa essere integrato nella propria storia, come un fatto del passato, invece di continuare a riattivarsi nel presente.

Parlarne è un primo passo

Il primo incontro serve a conoscersi e a capire insieme da dove ha senso partire.